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"Giulio Regeni fu privato della sua stessa condizione di essere umano". Con queste parole la Procura di Roma ha aperto la requisitoria nel processo agli agenti egiziani accusati del sequestro, delle torture e dell’omicidio del ricercatore italiano ucciso al Cairo nel 2016. In aula il procuratore aggiunto Sergio Colaiocco ha ricordato che il processo non riguarda solo l’omicidio, ma la tortura come strumento di dominio: Regeni, ha detto, fu collocato "in uno spazio senza difesa, senza controllo, senza limite". Per l’accusa, a commettere tutto questo non furono criminali comuni, ma uomini appartenenti ai servizi di sicurezza egiziani. Un processo, ha sottolineato la Procura, celebrato contro il silenzio, le menzogne e i depistaggi: "Se non fosse stato celebrato in Italia, non sarebbe stato celebrato in nessun luogo". L'articolo di Giuliano Foschini e Andrea Ossino su Repubblica #rep
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