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È stata la migliore presidente della Repubblica che l’Italia non abbia mai avuto. Il punto più alto di una lunga vita da militante radicale, culminata nella primavera del 1999 nella “follia” di una candidatura “all’americana” al Quirinale, con tanto di slogan - «Finalmente l’uomo giusto» - comitato elettorale, spot tv, libretti agiografici distribuiti in migliaia di copie. Grazie a lei, alla sua immagine potentissima, alle copertine che i settimanali internazionali le avevano dedicato quando era commissaria Ue, alle successive europee i radicali arrivarono a una vetta mai più raggiunta, né prima né dopo: oltre due milioni e mezzo di voti, pari all’8,5%, più di quanti ne ha presi il M5S di Conte nel 2024 per fare un paragone. È il segno della straordinaria esistenza di Emma Bonino, la ragazza della provincia italiana – nata a Bra, in provincia di Cuneo -, capace di passare dalla lotta sui marciapiedi al vertice delle Istituzioni e ritorno. Non una teorica, ma una persona che ha incarnato una teoria della prassi fin da quando, nel 1974, incrocia la politica perché la politica la considera una fuorilegge. L’articolo completo di Francesco Bei su Repubblica #rep

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