Quando su Trieste scende la sera, non sono i vecchi lampioni asburgici ma le luci blu delle camionette a illuminare piazza Libertà. Davanti, gli agenti schierati. Sotto la statua della principessa Sissi però non ci sono né presidi, né manifestazioni. Solo ragazzi — faccia smunta e vestiti laceri — che arrivano alla spicciolata e un gruppetto di volontari che smistano coperte e pasti. Per questura e prefettura, un problema di sicurezza che da aprile ha meritato l’impiego di «36 funzionari, 106 operatori dei presidi territoriali e 1740 del reparto mobile» e adesso tempi contingentati. Per ragioni di ordine pubblico, si aiuta dalle 18 alle 20, poi tutti a casa.
Nella città che da tre anni ha visto tornare i militari al valico e da agosto per decreto è “zona di transito e frontiera”, anche la solidarietà è contingentata. Nel weekend, addirittura vietata «per consentire il libero svago».
L’articolo integrale di Alessia Candito su Repubblica
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