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Venticinquemila chilometri in sette mesi. Per curarsi. Se ha potuto percorrerli, Antonella Ciccarese, 44enne di Carmiano, è stato perché “ho una famiglia alle spalle che mi supporta, un compagno che può permetterselo, amici disponibili”. Altrimenti avrebbe dovuto arrendersi. A danno del suo corpo, che da quando è in cura all’istituto tumori Giovanni Paolo II di Bari, continua a ringraziarla. Si chiama ipertermia oncologica. È una terapia integrativa, da affiancare alla chemio. Serve a riscaldare i tessuti tumorali, attenuando il dolore e potenziando l’effetto della terapia tradizionale. In Puglia è erogata soltanto al Giovanni Paolo II. Da Carmiano a Bari sono oltre 150 chilometri. E quattro ore di macchina fra andata e ritorno, per due o tre volte ogni settimana. “Sono paziente oncologica da ormai tredici anni. Ho un tumore alle mammelle con metastasi a ossa e fegato. - spiega Antonella - Svegliarsi ogni mattina alle cinque per essere a Bari entro le otto, passare oltre mezza giornata fuori, alla lunga può diventare pesante. Conosco tante persone che hanno dovuto rinunciare alla terapia, con tutto quel che ne deriva. Mi sto battendo affinché l’ipertermia oncologica non resti appannaggio dei pochi che hanno la possibilità di percorrere migliaia di chilometri ogni settimana”. Su Repubblica l’intervista di Vincenzo Pellico #rep

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