"È una strana coincidenza che questo controllo sia avvenuto proprio all’alba del corteo No Kings. Sa di intimidazione. L’Italia somiglia sempre più a una democrazia illiberale, a un regime che reprime chi dissente". Ilaria Salis parla di getto, davanti alle bandiere rosso verdi di Avs, il partito con il quale è stata eletta all’Europarlamento. E non cambia idea su quella verifica in hotel all'alba del 28 marzo. […]
Sui social ha scritto: “Viviamo in uno Stato di polizia”. Perché?
“Viaggio di continuo per il mio lavoro, attraverso frontiere, sono appena tornata da Cuba e ero a Roma dal 26 marzo. Eppure sono venuti a bussarmi solo la mattina del corteo e solo dopo l’approvazione del nuovo pacchetto sicurezza, come fossi diventata all’improvviso una persona pericolosa. Se così fosse, un controllo tardivo e superficiale sarebbe anche sintomo di inefficienza. Per me aveva tutta l’aria di un controllo preventivo, ma il diritto a manifestare è un diritto di tutte e tutti e lo dobbiamo difendere con ogni forza”.
La questura e le ricostruzioni che anche “Repubblica” ha fatto smentiscono però che sia stata un’iniziativa italiana. E che nulla c’entra con i decreti sicurezza. La segnalazione è arrivata dalla Germania.
“Io l’ho appreso dalla stampa. Ma il fatto che la richiesta sia arrivata da uno Stato estero rende la vicenda ancora più grave: di fatto un altro Paese europeo mette in dubbio e in pericolo le prerogative di una europarlamentare italiana e il mio mandato in Europa voluto da 178mila cittadini. È inaccettabile”.
L’intervista completa di Viola Giannoli su Repubblica
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