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Carburante più caro. Addirittura insufficiente a causa del calo delle forniture. Domanda di viaggi meno sostenuta, soprattutto su alcune rotte che da anni sono a basso costo e che aumenteranno inesorabilmente il prezzo del biglietto. In questo scenario problematico, effetto diretto della guerra in Iran, alcune compagnie potrebbero tagliare i voli. Michael O’Leary – ad di Ryanair – ha pronosticato riduzioni in giugno, luglio o agosto se la fornitura di jet fuel (il carburante dei velivoli) venisse ridimensionata. Poche ore dopo, il manager ha spiegato che le cancellazioni, nelle sue previsioni, potrebbero allargarsi ad altre compagnie nel momento di picco di domanda, dunque in estate. Il Gruppo Lufthansa – proprietario di Ita Airways al 41% – valuta se fermare, parcheggiandoli negli hangar, tra i 20 e i 40 aerei. Nello scenario peggiore, con 40 “sospensioni”, il gigante tedesco bloccherebbe quasi il 5,5% dei suoi mezzi, avendone 737 nella flotta. Gli scandinavi di SAS hanno iniziato a marzo, sforbiciando un paio di centinaia di decolli. Più drastica la curva ad aprile, quando il vettore cancellerà 1.000 voli. L’articolo completo di Aldo Fontanarosa su Repubblica #rep

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