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Il conto della guerra in Medio Oriente, per il momento, è salato ma ancora gestibile. Nell’ipotesi che tutto torni alla normalità entro giugno, la crescita globale si ridurrebbe di tre decimi per quest’anno, al 3,1%, mentre l’inflazione aumenterebbe di sette decimi, al 4,4%. Il problema, però, ribadisce il Fondo monetario nelle previsioni di primavera, è che nessuno sa quanto il conflitto possa durare. Nel caso si trascini ancora gli effetti diventerebbero man mano più pesanti: nel caso in cui i prezzi del petrolio restino a lungo ai livelli attuali la crescita scenderebbe al 2,5%, i valori più bassi dal Covid; nello scenario più severo correlerebbe addirittura al 2% - numero che dagli anni ’80 ad oggi si è visto appena quattro volte in periodi di recessione globale - con un’inflazione al 6%. Un allarme molto simile a quello del Fondo è arrivato anche dalla presidente della Bce Christine Lagarde, secondo cui gli ultimi sviluppi del conflitto pongono l’economia europea “a metà strada” tra lo scenario base e quello avverso. L’articolo completo di Filippo Santelli su Repubblica #rep

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